LE VILLE VESUVIANE
Sono 122 gli immobili monumentali, compresi nel territorio dei Comuni di Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, illustrati con parole ed immagini. L'illustrazione rende giustizia dei miglioramenti attuati negli ultimi cinquanta anni grazie agli interventi mirati dell’Ente, ma rivela nello stesso tempo il lungo cammino ancora da percorrere per restituire al suo originario splendore l’intera area vesuviana con le sue ville ed i suoi parchi. Era il 1738, quando Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia, sua moglie, scelsero Portici per costruire una nuova reggia e per dare inizio agli scavi della città romana di Herculaneum. Il rigoglioso bosco fiorito sul fiume di lava, il golfo racchiuso dalle isole di Capri, Ischia e Procida, la mole del vulcano in continua attività e le rovine romane che venivano dissepolte, già singolarmente attrattive senza concorrenti, confluivano in un insieme irripetibile. Da quel momento, tutti i nobili napoletani seguirono la corte dei Borbone ed innalzarono nella zona costiera ai piedi del Vesuvio alcune ville per il soggiorno estivo, creando un complesso architettonico unico al mondo per quantità e bellezza: le 122 Ville Vesuviane, un dialogo tra natura ed artificio, mare e vulcano, rococò e neoclassicismo. Nella zona compresa tra i confini del comune di Ercolano, la concentrazione delle Ville Vesuviane si intensificò e divenne di particolare prestigio per l’importanza, nell’economia del Regno di Napoli, dei committenti, tanto che fu denominato Miglio d’Oro il tratto di strada che attraversava gli edifici costruiti da architetti quali Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Domenico Antonio Vaccaro, Ferdinando Sanfelice, completati da vasti giardini e da decorazioni pittoriche realizzate da grandi artisti. Antichi microcosmi dedicati al piacere, tra la vista del mare e quella del vulcano, restituiti alla vita dopo vari decenni di abbandono da attenti e rigorosi restauri, diventano ora cornice unica ed eccezionale per eventi culturali di ogni genere, in cui la storia si intreccia con il piacere della vista. |