Il giardino di delizie

L’Architetto romano interviene nella sistemazione dei terreni a partire dal 1763 annettendoli al progetto prospettico e scenografico che attraverserà tutti i 10 anni di cantiere, tra ripensamenti, sollecitazioni della committenza e soluzioni innovative. I primi interventi però sono affidati da Don Luzio nel 1760 a Michele Schemit che introduce una prima suddivisione dei fondi assegnandoli a “giardino di delizie” e a colture agricole, compreso un labirinto. A partire dai primi mesi del 1757, Don Luzio infatti, paga all’architetto del verde circa duecento ducati per “l’incomodo presosi per la direzione del giardino” e per la fornitura di numerose essenze tra cui “300 lauri regi, 270 alberelli di ginepri provenienti dalle montagne di Venafro, tre alberetti di teglia, 22 cipressi in vaso e cipressi più grandi senza testa (…) e le piante del laborinzio”.

Villa Campolieto era ricca di fontane ornamentali con giochi d’acqua ed eleganti strutture inserite negli ornamenti dei giardini.

Elemento vitale e scenografico, l’acqua gioca un ruolo essenziale nella vita in villa tanto che tra i lavori preparatori del cantiere della fabbrica si svolgono vari sondaggi per rintracciarne la presenza. Fortunatamente Resina è attraversata a circa 20m di profondità da una falda d’acqua abbondante che incoraggia la nascita di parecchie dimore che popoleranno il Miglio d’oro. Nel 1758 a Campolieto alle maestranze locali, che si distinguono per bravura, è affidato la creazione di “trombe a due casse” progettate per alimentare le varie fontane del parco.

La fontana sulla facciata meridionale, posizionata ad una quota più bassa rispetto al corpo di fabbrica e attorniata dal doppio scalone simmetrico, è il punto di interesse più rilevante per chi si ritrovava a percorrere “il giardino lato mare” durante l’epoca d’oro della villa. La ricercatezza e la preziosità di questa fontana che ancora oggi conserva all’interno delle piccole alcove ricavate al di sotto dello scalone, è espressa da una successione di tre spazi in cui, a ridosso delle piccole sedute, si sviluppa una decorazione composita di conchiglie marine, ossidiana e cannucce fossili, che ripropongono motivi ornamentali e floreali alle pareti e nelle volte. Il giardino che si raggiunge dal colonnato ellittico è integralmente di mano vanvitelliana. L’artista attraverso le esperienze di Caserta e quelle vissute come scenografo nei teatri romani, vuole e riesce a tradurre su pietra le sue conoscenze in tema di prospettiva. Per chi oggi percorre il vialetto di ghiaia si nota, tornando verso il corpo di fabbrica, in alto l’armonica simmetria del colonnato che incornicia la struttura della villa, mentre frontale si presenta la fontana quale cardine prospettico del viale. Un percorso all’epoca pensato tra statue, vasi, pilastrini di piperno, panchine, comunicanti armonicamente con la ricca e ricercata sistemazione di piante, fiori, arbusti e alberi; la doppia rampa di scale, la villa e il vulcano a nord ed il panorama e il giardino verso mare a sud. La diversità e la volontà di assecondare gusto e funzioni è espresso dall’organizzazione dello spazio esterno. Nelle aree più a valle, lungo il declivio naturale del terreno, s’intensificava l’uso agricolo del fertile suolo vesuviano; viti, pomari, agri, gelsi, ortaggi e cereali venivano prodotti ed in parte anche venduti “con buon profitto di casa”.

Ti trovi qui

Curiosità

  • Feature Item 1

    Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisi cing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut abore et dolore magna

  • Feature Item 2

    Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisi cing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut abore et dolore magna

  • Feature Item 3

    Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisi cing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut abore et dolore magna

Panoramica